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Venerdì 6 Giugno 2008

Premio della Fondazione Don Luigi Di Liegro per il giornalismo e la ricerca sociale 2007

Motivazione del premio alla memoria

Ad Antonio Roversi
Per la passione e la competenza con cui si è occupato dei fenomeni sportivi, essendo stato tra i protagonisti della nascita di una sociologia dello sport nel nostro Paese. Proprio lui, insieme a Giorgio Triani, a metà degli anni Novanta aveva provato per primo a produrre un vero e proprio manuale che introducesse il pubblico italiano alla sociologia dello sport. Scomparso nel giugno scorso, Roversi, che era divenuto direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, ha avuto il merito di farci meglio comprendere il mondo ultras, le culture giovanili e in nesso esistente tra sport, violenza ed etica pubblica attraverso opere come “Calcio e violenza in Europa” (1990), “Calcio, tifo e violenza” (1992), “L’Odio in rete” (2006).

Lunedì 22 Gennaio 2007

Cara nonna

Come ho scritto nel precedente post, mi sto occupando del sito per bambini che dal 2002 - almeno così risulta da Web Archive - è gestito da Hamas. E’ un sito molto ricco e complesso. Una delle sezioni di cui è composto si chiama I consigli della nonna. I bambini scrivono le loro letterine e la Nonna risponde. Questo è un esempio (la traduzione va ancora pulita):

Cara Nonna
gli ebrei hanno ucciso i miei amici mentre giocavano a pallone due giorni fa. Forse l’hai visto in televisione. Ho paura e sono molto triste per i miei amici e non dormo la notte. Khalid

Mio amato Khalid sono molto triste per ciò che ha colpito i tuoi amici, ma ti ricordo che ora sono martiri nel paradiso più eccelso e sono felici per ciò che gli ha concesso Iddio nella sua infinita grazia. Aspettano le loro famiglie con grande desiderio affinché anche a loro sia concesso ciò che gli è stato dato dall’immensa generosità di Dio, che non ha confini. Te lo ricordo asciugandomi le lacrime e ho sorriso di un sorriso appagato e mi sono augurata di divenire martire come loro. La casa dei martiri Iddio non la concede se non a chi si è compiaciuto di Lui.
Non rattristarti amore mio per la perdita dei tuoi amici e augurati che Dio voglia che tu sia come loro. Non aver paura e sii come Khalid Ibn Walid di cui porti il nome forte e coraggioso, che affrontava la morte e non la temeva. Noi siamo musulmani e chiediamo la morte perché ci sia donata la vita. Per questo non abbiamo paura della morte. Perché sappiamo che la durata della vita è nelle mani di Dio e moriremo e vivremo in costellazioni altissime. Preparati dunque ad essere uno dei soldati di Dio.

Dio ti protegga e protegga i giovani musulmani

Venerdì 19 Gennaio 2007

Lavori in corso

Attualmente sto lavorando a due ricerche. La prima riguarda l’uso della Rete da parte della comunità gay italiana. E’ praticamente finita. Il materiale è stato raccolto, le interviste fatte. Devo solo mettermi a scrivere. La seconda invece riguarda un sito particolare: questo. Si chiama Al Fateh ed è un sito per bambini fatto da Hamas. C’è un paragrafo del mio libro sull’odio in Rete in cui ne ho fatto una prima presentazione, ma è talmente ricco e interessante che ho deciso di dedicargli più attenzione. Tra l’altro, grazie a Internet Archive, è possibile recuperare tutte le versioni precedenti del sito, cosa utilissima.
Oltre ad analizzarne il contenuto - lavoro estenuante se solo si pensa che una delle ultime versioni “pesa” 187 MB e contiene 8.503 file - sto seguendo regolarmente alcuni blog dell’area, tanto per restare informato. Il più noto e quello di maggiore interesse è Raising Yousuf. Unplugged: a diary of a Palestinian mother (mi ricorda tanto il blog di Salam Pax), ma una lunga lista di blog palestinesi - per chi fosse interessato - si trova qui. Comunque, di recente Laila ha rilasciato una intervista a The Story. Ho scaricato il podcast e chi vuole lo può ascoltare qui.

Sabato 13 Gennaio 2007

AoIR in Italia ?

Il congresso 2007 dell’ Association of Internet Researchers (AoIR) si terrà a Vancouver. L’anno scorso avevo pensato che forse si sarebbe potuto tenere in Italia. Avevo sentito il parere di Matt Allen, l’attuale presidente, e di Steve Jones, uno dei fondatori. L’idea era piaciuta assai. L’entusiamo mi è però passato quando ho chiesto un preventivo ad una società che si occupa appunto di organizzare convegni e congressi. Mi hanno sparato una cifra attorno ai 90.000 euro, chiavi in mano. Vero è che un convegno dell’AoIR è di tipo particolare. Pe dirne una: le sessioni parallele e i workshop si devono tenere in aule che consentano una connessione ad Internet a tutti i partecipanti e non sono facili da trovare, contando su una presenza attorno alle trecento persone. L’idea però non l’ho abbandonata del tutto, anche se è scontato che da solo non ce la posso fare. Ma unendo le forze per il 2008 o meglio ancora per il 2009 e ragionandoci un po’ su chissà… Se qualcuno è interessato si faccia avanti.

Lunedì 18 Dicembre 2006

Innovazioni lessicali

Grazie a Giuseppe e Fabio ho recuperato il post che avevo cancellato. Eccolo qui:

Qualche giorno fa ho preso il treno. Sono arrivato in stazione con i canonici quindici minuti di anticipo e del mio treno non c’era traccia sul tabellone. In compenso gli altri treni avevano ritardi abissali. “Si avvisano i signori clienti (già, proprio clienti) che il treno xx ha un ritardo di novanta minuti”. ” Si avvisano in signori clienti che il treno yy ha un ritardo di tre giorni e diciassette ore”, continuava a ripetere una sconfortata voce di donna. Poi il messaggio è cambiato. Non me ne sono accorto subito. Preso tra gli astratti furori contro Trenitalia e il freddo bestiale di una giornata inclemente, ho solo vagamente percepito che la voce aveva cambiato registro. Così ho rizzato le orecchie. “Si avvisano i signori clienti che il treno zz ha un perditempo a destino di 9 ore e cinquanta minuti”. Come, come ? mi sono detto. Ho capito male. Manco per niente. Di nuovo l’annunciatrice: “Si avvisano i signori clienti che il treno zzz ha un preditempo a destino di sedici ore e trentasette minuti”. Perditempo a destino ? Sul momento sono rimasto perplesso, poi ho trovato questa formula assolutamente geniale, ancorchè frutto di una mera casualità. Azzardo una ipotesi. Qualcuno nella sala annunci deve aver pensato: non si può usare sempre la parola “ritardo”. I clienti si inc**ano e Trenitalia - a forza di ripetere questa parola - si fa una brutta fama. Bisogna trovare qualcosa di diverso. Ma cosa ? Un pool di cervelli si mette al lavoro e si spreme le meningi. Ma non salta fuori nulla. Sino a che non passa di lì un co.co.co, assunto per pulire i pavimenti, ma con laurea in semiotica del testo e specializzazione in psicologia del linguaggio. Un intellettuale insomma. “Ehi tu senti un po’, quale è un sinonimo di ritardo ?”. Il baldo giovane ci pensa su e poi spara “perdita di tempo a destinazione” - una frase leggermente involuta ma sostanzialmente corretta. “Come hai detto ?”. “Perdita di tempo a destinazione”, ripete quello. “Aspetto che mo’ lo scrivo”, deve aver detto il capo dei cervelli ferroviari. E con una scrittura veloce e incomprensibile ha passato un appunto all’annunciatrice. La quale, presa alla sprovvista dall’arrivo inaspettato di un treno ritenuto ormai scomparso nel nulla e un foglietto con una scritta indecifrabile, presa dal panico ha sputato fuori una frase degna di un nouvel philosophe, perditempo a destino appunto. Una frase, aggiungo, che mi pare una involontaria quanto perfetta sintesi descrittiva dello stato attuale di Trenitalia. Innanzitutto trasforma il viaggiatore in perditempo - il che non fa una grinza. Con un piccolo sforzo di immaginazione si potrebbe addirittura sostenere che “perditempo”, nella mente del co.co.co, altro non era che una adattamento all’italiano corrente del flâneur di cui parla Walter Benjamin, l’essere che cammina alla ricerca di insondabili esperienze estetiche non avendo altro da fare (come infatti avviene a ciascun viaggiatore di Trenitalia che, nell’attesa di un treno che non arriverà mai, passeggia su e giù per la pensilina lanciando fuggevoli occhiate al “bottom” di qualche avvenente viaggiatrice). Ma soprattutto trasforma con una grande intuizione filosofica la destinazione in destino. Arriverò, non arriverò, quando arriverò, ma soprattutto dove arriverò ? Qui siamo in piena dimensione omerica. A Ulisse e all’Odissea. La meta non come punto d’approdo di un tragitto predisposto, ma esito incerto di una combinazione di eventi sui quali incombono forze oscure e imperscrutabili.
Insomma, riconosciamolo, perditempo a destino rimette le cose a posto e ci fa capire come l’apparente insensatezza di un viaggio con Trenitalia sia una fasulla dissonanza cognitiva, rimediabile con una buona dose di filosofia antica e moderna.

Mercoledì 13 Dicembre 2006

Ennesima mappa di Internet

Purtroppo ho cancellato inavvertitamente il post su perditempo a destino. Se sarò capace lo riscriverò. Per l’intanto ecco una novità assoluta: una mappa di Internet. Sta qui. Zzzzzzzzzzz.

Martedì 5 Dicembre 2006

Digital Divide oppure mancanza di dati ?

Una fonte importante per avere dati sulla diffusione di Internet è ClickZStat. Nell’elenco che aggiorna periodicamente, la Palestina non compare mai. E uno si immagina che in quella terra desolata Internet sia tutt’al più un miraggio irragiungibile. Errore. I numeri non sono grandi ma non sono all’anno zero (come ho constato di persona). Vediamo un po’: secondo l’ Internet World Stats quasi il 5% dei palestinesi ha accesso ad Internet per un totale di 160.000 persone su una popolazione di poco più di 3 milioni di persone.
“You’re talking about a society with no food but great interest in the internet” ha dichiarato Sabri Saidam, responsabile dalla sezione sulla Palestina dell’Internet Society (ISOC), in una intervista rilasciata di recente ad Aljazeera. Una dichiarazione che sembra confermata da altre fonti. Ecco alcuni esempi a caso. Questo è il sito della Palestinian Information Technology Association. Questo è un sito che presenta una serie di link molto utili per navigare tra le risorse di Rete palestinesi. Questo invece è il sito del Palestinian Academic Network dal quale si può risalire ai siti delle Università palestinesi e a quello del Palestinian Ministry of Education. Non mancano neppure i provider (locali o meno non so, ovviamente). Insomma, è un quadro che meriterebbe di essere approfondito.